Un episodio che non è passato inosservato nemmeno agli occhi dei coetanei, la cui responsabilità non può essere attribuita alle istituzioni, alle Forze dell’ordine, alla “mancanza di controlli”. Tre adolescenti, con lo zaino sulle spalle, sono entrate nel centro Serapide e si sono filmate all’interno del complesso ex Tomassi: «Qui ci siamo date all’esplorazione» si sente esclamare nella riproduzione del video. La giovanissima che registra con il cellulare si riprende in primo piano e richiama l’attenzione della sua compagna. La ragazzina sorride, saluta, alle sue spalle si vede una delle palazzine del “mostro” di cemento con le vetrate frantumate.
La storia social continua, dopo aver pronunciato qualcosa di incomprensibile si sente l’amica che rimarca «In esplorazione, Oddio, mò ci ammazzano» ed ancora «Cosa vuoi fare, cadere nel tombino?» espressioni che confermano la consapevolezza del pericolo ma, evidentemente, l’intenzione è quella di documentare che si stia commettendo un’infrazione. Il telefonino si gira su una ragazza che si avvicina alla struttura, tra il pattume, i detriti, sotto le finestre dalle quali pendono i vetri rotti, con balconi e cornicioni fatiscenti, pericolanti. Le adolescenti si compiacciono, fanno un segno di “vittoria” con la mano. Ovviamente il filmato è in possesso della redazione.
Questo il commento di un’insegnante che il nostro giornale ha voluto contattare per un confronto: «Le scuole normalmente attivano tutti i canali di comunicazione per informare le famiglie, non solo sull’andamento scolastico degli studenti ma anche delle assenze, delle ore di ritardo o le uscite anticipate. La scuola sente la responsabilità di “controllare” gli alunni negli orari immediatamente vicini alle lezioni ma spetta ai genitori il compito di sincerarsi che i ragazzi rispettino l’attività scolastica e di verificare dove siano e cosa facciano prima e dopo la didattica. In sostanza, i genitori non possono non sapere dove si trovino e quali azioni compiano i rispettivi figli, soprattutto se minori, ne rispondono mamma e papà».
C’è da aggiungere, non si può trascurare la presenza dei ragazzi sulle piattaforme social: le famiglie devono necessariamente accertarsi di come i figli interagiscano con il mondo virtuale. Bisogna considerare che, quasi sempre, giovani e giovanissimi agiscono in virtù dei social, ovvero fanno qualcosa perché poi dovranno postarlo su Instagram, Facebook, TikTok e via dicendo. Purtroppo sono proprio questi canali che certe volte rivelano una personalità, un atteggiamento, ben lontano da come i figli si comportano abitualmente in famiglia o a scuola. Non a caso ciò che pubblicano diventa spesso un “campanello d’allarme” che non può essere ignorato.
Che il centro Serapide sia terra di nessuno è incontrovertibile, tra pericoli, abbandono e degrado, accessibile ai malintenzionati, senza recinzione che tenga, ci si entra per spacciare e consumare droghe, per fare “giochi” estremi, luogo di morte dove si sono verificati eventi tragici e per cui ancora si versano lacrime di dolore. È un punto debole nel pieno centro della città di Sora, una “patata bollente” puntualmente ereditata dalle Amministrazioni che si avvicendano, mandato dopo mandato, senza che si intervenga con un progetto serio che miri alla riqualificazione dell’area. Ma, come scritto in precedenza, la responsabilità di certi episodi non può essere esclusivamente attribuita alle istituzioni, alle forze dell’ordine, alla “mancanza di controlli”: i genitori saranno a conoscenza del fatto che le rispettive figlie abbiano forzato l’ingresso dell’ex Tomassi per filmarsi all’interno del complesso e poi postare il video sui social?

