Ci sono storie che ti si infilano sotto pelle. Storie che non chiedono di essere compatite, ma ascoltate. E una di queste è quella di Carmine Consalvi, 37 anni, originario di Filettino ma residente a Fiuggi. La sua è una storia che sa di dolore, ma anche di rinascita, di forza, di meraviglia. Una di quelle che ti fanno guardare la tua stessa vita con occhi diversi.
Era il 28 agosto del 2012. Carmine ha un sogno: la moto. Il vento in faccia, l’adrenalina, quella voglia di sentire qualcosa che dia senso a tutto. Ha appena comprato la sua due ruote, ha il foglio rosa in tasca, e una fame di emozioni che brucia. Quel giorno, con un amico, decide di fare un giro su una strada che conosce bene, quella che percorreva ogni giorno per andare a scuola. Ma a volte, anche le strade più familiari possono diventare un incubo.
Dopo minuti dietro un autobus, impaziente, sorpassa. Il tachimetro si ferma a 240 km/h. Un rettilineo. Una macchina che arriva in senso opposto. Un attimo. Il freno toccato. La moto scivola. Il silenzio. E poi, il buio.
Carmine si risveglia nel corpo di un altro uomo. Paraplegico. Immobile. Ma non sconfitto. Sì, perché in quella tragedia, Carmine trova un’occasione. Un nuovo modo di stare al mondo. Un nuovo modo di essere vivo.
Dal dolore alla rinascita: il corpo come messaggio
All’inizio è dura. Dolore, riabilitazione, rabbia. Ma qualcosa cambia. Una provocazione, apparentemente banale, diventa la scintilla: la moglie gli fa notare il fisico asciutto, sì, ma privo di muscoli. Carmine, che fin da bambino praticava arti marziali, sente riaccendersi qualcosa. Decide di tornare in palestra. Pesi, corpo libero. E poi…il calisthenics. Anelli, equilibrio, potenza, controllo. Paradossalmente, proprio ora che non può muovere le gambe, Carmine inizia a muoversi davvero. A vivere davvero.
Il suo corpo diventa uno strumento di espressione. Le sue giornate si riempiono di allenamenti, ma anche di relazioni. Lavora con terapisti, ragazzi con sindrome di Down, persone con disabilità e normodotati. Carmine non fa distinzioni. La sua missione è una sola: dare a tutti la possibilità di riscoprire la propria forza.

Una caduta, un segno, una nuova missione
E se torniamo indietro, prima dell’incidente, vediamo un ragazzo che faceva il benzinaio, alla ricerca di qualcosa che potesse riempire un vuoto. Forse non era pronto per la vita che stava vivendo, forse cercava semplicemente un senso, un’emozione vera. Quell’incidente non è stato solo una tragedia. Per lui è stato un segnale, forse un miracolo: su quella strada persa tra i monti, incredibilmente, passarono tre ambulanze. Come se il destino, per una volta, avesse deciso di non girarsi dall’altra parte.
Oggi Carmine è un maestro. Forma istruttori di calisthenics. Ma soprattutto, insegna a vivere. Insegna che non conta ciò che ti accade, ma ciò che scegli di fare con quello che ti accade. Insegna che cadere è umano, ma rialzarsi è arte. Anche se non puoi camminare.
Grazie, Carmine, per averci ricordato che la bellezza della vita a volte nasce proprio dalla sua fragilità. E che la vera forza non è nei muscoli, ma nella volontà.