Dopo due anni alle prese con il Covid, il distanziamento sociale e le mascherine, l’influenza stagionale sembrava essere caduta nel dimenticatoio. Quest’anno, invece, è tornata prepotentemente, con largo anticipo rispetto alle ‘previsioni’ e con sintomi particolarmente rilevanti. Le stime dicono che metterà al letto tra gli 8 e i 10 milioni di italiani, il massimo degli ultimi 15 anni, con un picco fino a 150 mila casi al giorno previsto in prossimità del Natale. A farne maggiormente le spese sono i bambini in età pediatrica tanto che, nella fascia di età 6 mesi – 6 anni, la Regione Lazio ha messo a disposizione la vaccinazione gratuita a partire da inizio ottobre.
Ma perchè è fondamentale vaccinare i nostri piccoli, ancor più quest’anno? Ne abbiamo parlato con il dottor Serafino Pontone Gravaldi, tra i più autorevoli pediatri della provincia di Frosinone e membro della direzione regionale e nazionale della Federazione italiana medici pediatri – FIMP.
Dottore, un’ondata particolarmente violenta arrivata in largo anticipo. Perchè?
“Perchè il distanziamento sociale, le mascherine e le numerose precauzioni prese per contrastare il Covid-19 ci hanno protetto anche dall’influenza. Quest’anno, invece, con l’allentamento delle misure di contenimento, si è tornati a fare i conti con l’influenza stagionale. I bambini in età prescolare, da sempre, sono i più esposti perché hanno meno difese immunitarie. Ma ora ci troviamo in una situazione ancor più complessa, proprio perché veniamo da due anni di pandemia durante i quali il sistema immunitario dei più piccoli è stato meno sollecitato, è stato rallentato e, quindi, non ha prodotto anticorpi tali da poter proteggere dal virus influenzale che abbiamo attualmente in circolazione. Paradossalmente, l’influenza quest’anno è più aggressiva in età pediatrica rispetto al Covid e potrebbe portare complicanze in particolar modo nella fascia d’età da zero a 2 anni, poiché parliamo di bambini il cui sistema immunitario non ha mai ‘incontrato’ questi virus”.
Quali i principali sintomi nei più piccoli?
“L’influenza australiana di tipo A, quella più diffusa al momento, porta i classici sintomi influenzali colpendo le prime vie respiratorie e dando febbre molto alta che in genere si manifesta bruscamente, con picchi fino a 39/40° e poi, dolore alle ossa, mal di gola, raffreddore, mancanza di appetito, mal di testa, senso di spossatezza, tosse – di solito secca – e congiuntivite. La sintomatologia dura in media cinque giorni ma può lasciare strascichi per una o più settimane. Ciò che dobbiamo evitare è la propagazione incontrollata del virus influenzale in età pediatrica e, soprattutto, scongiurare il rischio di forme gravi quali bronchiti o polmoniti”.
Quindi, occorre vaccinare subito i bambini?
“Assolutamente. Il mio appello è rivolto principalmente ai genitori dei piccoli da 0 a 4 anni. Non c’è tempo da perdere, abbiamo ancora una decina di giorni prima di andare verso il picco. E la vaccinazione resta l’unica arma efficace per proteggere i bambini dall’influenza. Noi pediatri possiamo vaccinare nei nostri studi i bambini da 2 a 6 anni con spray nasale. Effetti collaterali pari quasi a zero e una maggiore efficacia dal punto di vista immunitario. Niente aghi e siringhe e niente dolore, bastano due spruzzi, uno per narice. Solitamente sono necessarie due dosi di questo vaccino antinfluenzale da effettuare a distanza di un mese per garantire la copertura; per chi è stato già vaccinato lo scorso anno, invece, è sufficiente una dose di richiamo. I genitori dei piccoli fino ai 2 anni d’età, così come quelli dei bambini dai 6 anni in su dovranno rivolgersi alla Asl per la vaccinazione. La mia raccomandazione resta una su tutte: prevenire. Quindi vacciniamo i nostri bambini e proteggiamoli da eventuali rischi e complicanze”.