Luigi Mingarelli, candidato a sindaco del collettivo Ceccano Ventitrenta, ha presentato le due liste che sosterranno la sua candidatura. Si tratta di Ceccano a Sinistra (che ingloba i simboli di Prc e Pci) e di Acqua Pubblica Ceccano.
- – Si sente di essere alla testa di un gruppo che fa una battaglia di semplice rappresentanza?
“No, tengo a dire che io rappresento un gruppo politico di cittadini attivi che, nell’ultimo anno, si è fatto portavoce di istanze e bisogni collettivi di primario interesse. La scelta di candidarci in questa tornata elettorale è per noi un grande passo, che denota coraggio e profondo senso di responsabilità. Con 22 iniziative pubbliche, 160 comunicati, un intero programma elaborato con i cittadini, 3 richieste di consiglio comunale aperto, 4 mozioni, una interrogazione regionale e tante altre cose che parlano per noi. Segno che negli ultimi mesi Ceccano 2030 ha lavorato duramente, studiando e analizzando un programma che, a differenza dei classici programmi elettorali, non nasce in occasione delle elezioni, ma è frutto di analisi e approfondimenti che abbiamo condotto al fine di progettare il nostro modello di città ideale”.

La Protezione civile assiste 200 famiglie ogni giorno, altrettante la Caritas
- – Tranne Giovannone che lo farà oggi, tutti gli altri candidati a sindaco si sono presentati ai ceccanesi con le loro proposte. Qual è, secondo lei, la priorità che nessuno ha messo in evidenza?
“Le diseguaglianze sono il principale problema che affligge la nostra città. Ceccano è un Comune in cui 200 famiglie ricevono assistenza dalla Protezione Civile ogni quindici giorni e in cui la Caritas aiuta quotidianamente circa 205 famiglie e 820 persone. Il Comune deve essere sensibile alle difficoltà, ascoltare chi non chiede aiuto per dignità o vergogna, e prestare aiuto alle tante persone in situazioni di grosso disagio economico e psichico che circolano nelle strade della città, facendole sentire parte della comunità”.
- – Quindi cosa occorre?
“Una città che metta al primo posto i bisogni essenziali dei cittadini, come il diritto alla acqua e alla tutela dai soprusi di Acea, il diritto al trasporto pubblico scolastico, sul quale siamo stati gli unici a presentare una petizione popolare sostenuta da più di mille firme e numerose iniziative che hanno visto il coinvolgimento delle famiglie ceccanesi. Ma anche il diritto ad una città vivibile, fatta di aree verdi pubbliche gestite virtuosamente, tanto nell’interesse dell’ambiente quanto nell’interesse delle casse comunali. In proposito faccio da subito presente agli elettori che non troveranno, nel nostro programma, alcun tipo di promessa o di impegno alla costruzione di grandi opere pubbliche”.
Nessuna grande opera in programma, le finanze municipali non reggono
- – Sarete una coalizione no-cantieri?
“Spiego meglio: noi non intendiamo propinare ai ceccanesi favole elettorali, né impegnarci nella realizzazione di opere la cui costruzione, allo stato attuale, può dirsi impossibile se consideriamo lo stato in cui versano le casse comunali, Ricordo che occorre tener conto degli ulteriori aggravi a carico dell’ente che potrebbero scaturire dalla vergognosa inchiesta giudiziaria che ha visto capitolare indegnamente la vecchia amministrazione a guida FdI i cui appartenenti, a prescindere dalle eventuali responsabilità penali su cui non ci pronunciamo, sono da considerarsi politicamente responsabili per uno scandalo che ha travolto e sconvolto la nostra città. Non siamo degli sciocchi, e sappiamo che i numeri e le logiche elettorali non sono a nostro favore”.
- – Condizioni finanziarie difficili per un Comune che deve trovare la forza di ricominciare da capo: come fareste?
“La responsabilità e l’onestà morale e intellettuale di un gruppo politico devono sempre prevalere su dinamiche e giochi di potere a cui scegliamo di non prestarci. Per questo ci candidiamo, nonostante tutto e nonostante tutti non abbiamo accettato cambiali in bianco, convinto e convinti che l’occupazione di posti di potere da parte di partiti e personaggi afferenti debba finire in nome di una rivendicazione morale, di una questione morale, che non può essere sottaciuta. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema anche a Ceccano. Ecco perché noi vogliamo dare prova d’essere una forza di serio rinnovamento. aggredendo in pieno la questione ceccanese andando alle sue cause politiche”.
- – A cosa si riferisce in particolare?
“A Ceccano la Politica si faceva fino 15/20 anni fa con grandi dibattiti, grandi scontri di idee. Certo, scontri di interessi corposi, ma illuminati da prospettive chiare, anche se diverse e dal proposito di assicurare il bene comune. C’erano passione, entusiasmo, scontri sacrosanti! Soprattutto c’era lo sforzo di capire la realtà del paese e di interpretarla. E tra avversari ci si stimava. Per noi la passione non è finita”.
“Partiti come macchine di potere con boss e sotto-boss lontani dalla gente”
- – Oggi, invece?
“I partiti di governo di oggi, e le liste civiche che li hanno per riferimento, sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi del paese e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune ma perseguendo solo il loro. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di bande, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi, dalle nostre parti lo sappiamo bene”.
- – Un panorama di degrado politico assoluto, non le pare esagerato?
“No. Molti ceccanesi, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Oggi ci sono macchine partitiche che si muovono soltanto quando è in gioco il potere: seggi in comune, seggi in parlamento, governo centrale e governi locali, ministeri, sotto-segretariati, assessorati, banche, enti. Se no, non si muovono. Se avessimo voluto venderci, se avessimo voluto integrarci nel sistema di potere e al quale partecipano gli altri avremmo potuto farlo; ma la nostra risposta è stata no. Abbiamo capito che l’alternativa democratica è per noi uno strumento da mettere in atto per aiutare la costruzione di un futuro diverso per la nostra città. Come? Dicendo che prima vengono le disuguaglianze (e poi le alleanze)”.