Buon 2025, che sia l’anno della ripresa per l’automotive e del ritorno dei migliori all’impegno in politica

Provincia a tre velocità: il nord che resiste, il Sorano che resta emarginato ed il sud che crolla insieme al suo unico settore produttivo

Guardare a questo nuovo anno è possibile solo partendo dalla lettura dei dati della situazione economico-sociale di Frosinone e provincia. Le classifiche di fine 2024 del Sole 24 Ore hanno scattato la fotografia complessiva della nostra area nel contesto nazionale: 82esimo posto in assoluto contando tutti gli indicatori, 86esimo per ricchezza e consumi con perdita di sette posizioni sul 2023, posto numero 87 per demografia e società con arretramento di 8 posizioni, 94esima per ambiente e servizi (-7 posti), 86^ per cultura e tempo libero (recuperate 5 posizioni). Poi ci sono gli altri istituti di statistica e di ricerca. Occupazione. Tre contratti di lavoro su quattro attivati nel 2023 a Frosinone e provincia sono stati atipici. Il tasso di occupazione degli uomini secondo Istat è di molto superiore in Ciociaria a quello delle donne: 67,5% (solo Viterbo, con il 66,2%, nel Lazio è dietro) contro il 43,5%, nettamente il dato più basso della regione, che ha una media del 52%. Ma di che qualità occupazionale parliamo? Nei primi mesi del 2024 i contratti stabili nel Lazio riguardano meno di un’assunzione su 5 e i rapporti a tempo determinato arrivano ad oltre il 54%, aumenta il ricorso al lavoro in somministrazione (10%), ai contratti stagionali (7%) e intermittenti (5%). Redditi. A inizio dicembre Uil Lazio ed Eures hanno identificato nella Ciociaria il territorio del Lazio con il reddito medio più basso pro capite: poco più di 18mila euro, più precisamente 18.076 euro.

Ci sono una manifattura che resiste e qualche buon investimento

In questo panorama non sono molte le iniziative imprenditoriali che hanno peso economico ed occupazionale di rilievo. Riassumendole si nota che una sola è collocata nel Cassinate, nessuna nel Sorano, il resto nel nord della provincia. Batterie al litio. Un test al nuovo sistema di batterie al litio destinate ai sommergibili U212 Nfs – due unità che dovrebbero essere consegnate alla Marina Militare nel 2027 e nel 2029 ha segnato l’avvio operativo di Power4Future di Piedimonte San Germano. La joint venture costituita da Fincantieri SI (controllata di Fincantieri) e Faist Electronics (controllata di Faist Group) occuperà una sessantina di tecnici e ingegneri altamente specializzati. Idrogeno verde. La prospettiva d’inizio attività è per il 2026 per la realizzazione a Patrica dell’impianto del Progetto Helios con l’obiettivo di accelerare la diffusione dell’idrogeno verde nel mix energetico nazionale. Nasce dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Cassino, SGI, Consorzio Industriale ed ENGIE. Logistica. Non va dimenticato il maxi insediamento di logistica a San Bartolomeo di Anagni: 70 milioni di euro per costruire capannoni e piazzali attrezzati su una superficie di circa 40 ettari. Bisogna guardare sempre al 2026 per la NewCold, realtà belga specializzata nella logistica alimentare avanzata, che ha stanziato 70 milioni di euro di investimenti per costituire a Ferentino “il più grande e innovativo magazzino logistico automatizzato del centro e sud Italia”: il 70% circa della capienza sarà dedicata ad immagazzinare prodotti di Forneri. Infatti un tunnel collegherà il grande spazio logistico con lo stabilimento della multinazionale inglese del gelato. Farmaceutico. Si conclude invece in questi giorni l’acquisizione da parte di Novo Nordisk dello stabilimento Catalent di Anagni, con un’operazione del valore di 11,5 miliardi di dollari. L’accordo, avviato nel febbraio 2024, era previsto che si perfezionasse proprio nell’arco dei successivi dieci mesi. Lo stabilimento era salito alla ribalta delle cronache perché aveva visto sfumare un investimento di 100milioni di euro per ospitare bioreattori, la cui realizzazione poi venne spostata in Gran Bretagna, additando responsabilità collegate alle lungaggini burocratiche italiane. La nuova vita del sito sarà segnata dalla prodizione di farmaci anti-obesità.

L’auto non arresta la sua corsa al taglio produttivo ed occupazionale

Insomma tra farmaceutico, manifattura che resiste grazie a Leonardo (Frosinone e Anagni) ed altre realtà consolidate come Abb Electrification, Henkel Consumer Brands, Klopman International per citare le principali, il nord della provincia sembra reggere all’impatto della persistente deindustrializzazione. Il Sorano resta un’area decisamente emarginata, continuando a pagare la posizione decentrata rispetto all’asse autostradale e l’assenza contestuale di un’adeguata infrastrutturazione trasversale. Auto. Il sud della provincia si trova ormai precipitato nel baratro del crollo dell’unico settore produttivo portante: quello dell’automotive. Tra Stellantis e indotto siamo al cospetto di uno smottamento industriale che, partito quattro anni fa con l’acquisizione da parte dei francesi della famiglia Peugeot e dell’Eliseo dell’auto italiana, ora sta raggiungendo il punto più basso del taglio della base produttiva e dei livelli occupazionali. Il sito di Piedimonte ha perso oltre la metà dei dipendenti passando dai 4500 dell’ultima fase Fca ai 2100 attuali. L’indotto sta scomparendo in un silenzio drammatico e da circa 15mila lavoratori è precipitato a poco meno di seimila, secondo stime sindacali. I primi mesi del 2025 rischiano di causare la scomparsa di almeno altri 1500 posti nel comparto (fonte Uilm), mentre Stellantis prosegue nella sua politica di esodi incentivati. L’anno che è appena iniziato sarà anche quello che segnerà la scomparsa della piattaforma Giorgio e delle due Alfa Romeo premium (Giulia e Stelvio) concepite da Sergio Marchionne. Nascerà la nuova Alfa Stelvio su piattaforma francese e trazione elettrica. Insomma di italiano resteranno solo i pochi lavoratori che saranno chiamati nelle officine di montaggio, sempre a turno unico e con metà forza lavoro residua costretta a restare a casa a fasi alterne.

Progetti non a breve termine: Zes e stazione Tav restano degli obiettivi

Zes e Tav. Nell’assenza di cabine di regia locali e di iniziative significative da parte di amministratori e politici per l’individuazione di un modello di sviluppo alternativo, le uniche proposte in campo sono essenzialmente due. Innanzitutto quella dell’inclusione della provincia di Frosinone nella Zes unica del Mezzogiorno: il proposito ha avuto uno spiraglio realizzativo grazie ad un emendamento presentato dal deputato leghista Nicola Ottaviani, comunque non pare concretizzabile a breve termine. Si spera che lo possa essere almeno a medio termine, se la volontà politica mostrata per ora verrà confermata. Quanto alla stazione in linea della Tav nell’area Supino-Ferentino il piano strategico da 20 miliardi di euro di Ferrovie dello Stato – presentato il 12 dicembre dall’ad Stefano Donnarumma – non riporta – almeno dai dati pubblicati – traccia dell’investimento e, comunque, nessun operatore economico della nostra provincia ritiene che l’operazione possa vedere la luce per il momento. Meglio accontentarsi delle fermate dei Frecciarossa alle stazioni di Cassino e Frosinone e provare ad incrementarle. Bisognerebbe, peraltro, realizzare un’interconnessione di rientro dopo Cassino ed una di uscita prima del capoluogo per abbattere i tempi del percorso sulla linea lenta. In questo caso gli investimenti dovrebbero essere meno impegnativi. Ma anche qui c’è bisogno di studi di fattibilità corredati da cifre. Zona Logistica Semplificata nel Lazio. Parliamo di una specie di Zes depotenziata ma comunque pur sempre fondata su incentivi, semplificazioni, investimenti in infrastrutture che potranno favorire la crescita, l’innovazione e quindi la creazione di lavoro. La perimetrazione iniziale ha lasciato fuori diverse realtà nel nord della provincia, nel Sorano e nel Cassinate. Per questo il presidente della Regione, Francesco Rocca, ha operato per includere alcuni dei centri inizialmente esclusi. Un passo probabilmente insufficiente ma di sicuro rilievo quello della Zls, quindi, per tentare di difendere il tessuto produttivo delle province di Frosinone, Latina e Rieti dalla temibile concorrenza territoriale delle confinanti Regioni agevolate dalla Zes.

Dalla fuga dei cervelli alla svolta possibile per arrestare il declino

Cosa auspicare in questo 2025 appena iniziato? Innanzitutto che la crisi dell’auto si fermi, che Stellantis decida di arroccarsi su una produzione sostenibile a Piedimonte San Germano, lasciando che il resto dello stabilimento possa essere utilizzato per una riconversione produttiva ed il rilancio. Non certo per ospitare impianti di trattamento rifiuti, come tendenzialmente si sta già profilando. Su questi aspetti dovrebbe lavorare una politica accorta e degli amministratori responsabili, senza perseverare nel ritornello che loro non possono fare niente. Ed invece fino ad oggi hanno chiaramente fatto dei danni, perdendo tempo. In mancanza pure di idee – come pare evidente dall’assenza di proposte e strategie – amministratori e politici consapevoli del ruolo ricoperto avrebbero almeno potuto pensare di chiederne a chi ha competenza e capacità: torna quindi Unicas e il ruolo potenziale che andrebbe messo a servizio del territorio al di là di quel che già avviene, come visto grazie a capitali privati, sia a Piedimonte che a Patrica. La stagnazione e l’assenza di strategie di sviluppo, poi, incide non poco nella scelta dei nostri ragazzi di emigrare altrove per sfuggire allo sfruttamento e alla precarietà e trovare salari e condizioni di vita accettabili. In fin dei conti le difficoltà descritte derivano dalla mancanza di visione derivante anche dal fatto che tanti dei migliori se ne sono andati via ed il capitale umano del territorio ne ha risentito.

Un sincero augurio di buon anno, dunque, non può non coincidere con l’auspicio che tanti giovani emigrati trovino le ragioni per ritornare dall’estero a contribuire a dare una svolta alla qualità della vita della nostra e loro terra. E che i migliori che pur resistono, anche nelle nostre città e nei nostri borghi, si decidano ad impegnarsi in prima persona smettendola col delegare chi ha già dimostrato ampiamente di cosa è capace nel condurre la cosa pubblica. Che il 2025 ci porti tutti a pensare che questo declino può essere fermato. Il destino non è ineluttabile, è sempre deciso da noi: basta esserne consapevoli e conseguenti.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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